IL ROMA - Ha vinto De Laurentiis. Sarri è sprofondato. Retroscena Ronaldo e l'affare Jorginho

Redazione » R. Stampa12 FEB 2019 10:46

Gianfranco Coppola nel suo articolo per il Roma analizza e commenta le strategie dell'ultimo anno di Aurelio De Laurentiis.

In attesa di vedere il bonifico da 20 milioni di euro del Dalian sul conto del Napoli, col capodanno cinese alle spalle non ci sono altre scuse, Aurelio De Laurentiis in una domenica di apparente riposo per il Napoli ha avuto conferme e frecciate. In Italia, l’operazione scudetto vive solo per l’aritmetica: senza essere stupidamente populisti, la Juventus col minimo sindacale si avvia a vincere l’ennesimo scudetto. È una società che investe lucidamente persino senza innamorarsi degli idoli: riavvolgendo il microfilm degli ultimi anni sono partiti Vialli, Bobo Vieri, Zidane, Del Piero, Pogba ma sempre rimpiazzati bene. Ed in proposito viene da chiedere ad AdL: è ancora sicuro di aver fatto bene a mandare per mare Mendes che gli offrì Cristiano Ronaldo? Fu un colpo di sole? De Laurentiis ha fatto girare la notizia tutta l’estate, senza ovviamente che Mendes e men che mai la Juve l’abbiano commentata. AdL è lo stesso che definì Benzema un vecchio. La replica dalla Spagna: aggiungo un altro pazzo alla lista. Per la cronaca, nel Real Madrid finora 10 gol di Benzema più assist. Tornando a CR7, al di là dell’aspetto commerciale, è fenomeno in campo e i numeri tra gol realizzati (18) e assist per i compagni (7) parlano chiaro. La dedica per il gol a Dybala completa il quadro di un superasso diventato leader in un gruppo con gerarchie radicate. AdL è sempre convinto di aver fatto bene a non prenderlo? Poi, ecco Sarri che sprofonda in Inghilterra come tecnico e come uomo perbene. È ormai per tutti “sorry football” e le sue sgarberie, tipo Mancini chiamato “finocchio”, si ripetono anche lì con la mancata stretta di mano a Guardiola dopo il 6 a 0 del City sulle macerie del Chelsea. Ha provato a rimediare Zola, suo vice, che da quelle parti è “Sir” non a caso ma per decreto della Casa Reale. Chi indusse Sarri a girare le spalle al Napoli e a Napoli conferma che il comandante sbagliò a non dire subito sì alla conferma. Per fortuna del club partenopeo, Sarri ha voluto a tutti i costi Jorginho che mai ho esaltato (scritto e… audio sono testimoni) in quanto al di là dello stucchevole numero di palloni transitati per i suoi piedi ma non giocati, mai si è segnalato per un cross o un passaggio se non in orizzontale e sempre al massimo di dodici metri: 65 milioni del Chelsea al Napoli più la penale per Sarri. Un kolossal, un affare colossale per AdL.

Tornando all’addio al Napoli, forse Sarri sapeva molto bene di aver spremuto gente come Callejon e Mertens, ma non solo. Quest’anno sono cotti in parecchi perché l’anno scorso giocavano sempre gli stessi: 100 partite in un anno, e oggi Ancelotti paga anche queste carenze fisiche. Il nuovo allenatore ha preso l’omogeneizzato di molti, al di là di colpe anche sue. La prima: aver assecondato la politica societaria sugli investimenti di mercato, per fortuna del presidente, Ancelotti ha esaltato ancora di più Koulibaly ed Allan, ha ridato valore a Maksimovic e altrettanto avrebbe fatto con Pavoletti, di cui Sarri si liberò alla svelta ma che segna con cronometrica puntualità nel Cagliari, squadra che bada al primo non prenderle. Col secondo posto da difendere a denti stretti ma con un Milan rinforzato seriamente al mercato di gennaio, il Napoli è in corsa “solo” per l’Europa League. È vero, non entusiasma ma parlare di Ancelotti senza progetto è da sconsiderati. Anche nel calcio, ahinoi, ormai razza predona e padrona.

Fonte: Gianfranco Coppola per Il Roma

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