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Juve-Napoli, sfida ancora aperta. Il giurista Clemente: "Scudetto deciso da errori arbitrali"

Scritto da Redazione in Campionato10 GIU 2018 ORE 16:52

"Che si guardi con fiducia ad Ancelotti perchè con lui saremmo più garantiti nel 'palazzo', non è un bene. Il palazzo vogliamo conquistarlo senza indebiti favori".

 Guido Clemente di San Luca, giurista Ordinario di Diritto Amministrativo all'Università della Campania Luigi Vanvitelli, ha analizzato gli errori arbitrali che hanno deciso la lotta scudetto tra Juve e Napoli. Ecco quanto si legge su Tuttonapoli: "Sono volontariamente un ‘primitivo’ informatico. Resisto ai social, persino a whatsapp. Forse è per questo che non riesco a passare con disinvoltura dalla passione all’oblio. Quando la donna che ami ti lascia, puoi pure consolarti sfarfalleggiando di fiore in fiore, ma nel profondo del cuore ti resta una terribile sensazione di vuoto. Hai voglia a dire che amiamo solo la maglia. Negli occhi e nell’anima ti restano i fotogrammi dei momenti d’amore vissuti. E la nostalgia è struggente anche dopo anni. Figuriamoci dopo pochi giorni.

Ci vuole il tempo che ci vuole. Elaborare il dolore richiede tempo. E invece questo mondo t’impone di consumare ogni cosa in maniera vorticosa, buttar via il package e andare avanti. Tuttavia l’essenza della vita umana sta proprio nel fare memoria. Un po’ di sana omeopatia richiederebbe di lasciare che la persona si riadatti lentamente alla realtà mutata, facendosi aiutare da rimedi, non ricorrendo a farmaci. E Ancelotti potrebbe anche essere un rimedio. Ma il modo e i tempi in cui tutto è accaduto gli danno più le sembianze di un farmaco, di un potente anestetico a base di morfina.

È troppo presto per far posto a un nuovo amore. A superare la passione per Diego – si fa per dire – ci sono voluti diversi lustri. Quella per il Comandante è, mutatis mutandis, passione analoga (ed è sorprendente perché si tratta di un allenatore). Non si supera facilmente. Il buon Carletto vivrà ora per ora il paragone col suo predecessore. A cominciare dalla straordinaria identificazione fra lui, la squadra, il popolo e la terra, che credo rimarrà irripetibile.

I primi segnali, del resto, lasciano perplessi. La discutibile presentazione in più lingue sembra spiegare, ancora una volta, un avvilente provincialismo. Senza dire del pronunciare in maniera evidentemente studiata e solo rituale il “Forza Napoli sempre”, che risulta poco credibile in chi ancora non può sentire l’appartenenza. Questa potrà venire, e anche autenticamente. Ma ora non può esserci. Nemmeno considerando la sua dichiarata disistima dei non colorati.

Un modo, comunque, per consentire al tempo di fare il suo lavoro sui sentimenti c’è: impiegarlo nella maniera più utile. In attesa di partecipare all’estivo inseguimento dei sogni di calcio-mercato, c’è bisogno di fare il possibile affinché, già dal prossimo, il campionato si svolga in maniera regolare. Se quello che si è appena concluso fosse stato tale, col suo gioco bello e vincente, il Napoli sarebbe finito primo. Solo alcune decisioni arbitrali obiettivamente inspiegabili gliel’hanno impedito.

Fare memoria significa superare la nostalgia e tesaurizzare il vissuto. La lezione derivante dall’ingiustizia subita, però, si assimila con fatica: è d’ostacolo la rassegnazione. In giro si avverte diffusamente che la gente è sempre più priva di speranza. È convinzione radicata che niente si possa fare: è normale che la gara sia ad handicap, che le regole non valgano per tutti allo stesso modo. Vincono sempre i potenti, e pure nel calcio la legge è applicata in modo diseguale.

C’è da essere preoccupati, perché questa sfiducia mina la credibilità, non soltanto del campionato di calcio, ma più in generale delle istituzioni, della democrazia. È un grave pericolo. La storia insegna che quando sentimenti del genere s’insinuano nel tessuto connettivo della società si fa serio il rischio di derive autoritarie o di rivoluzioni sanguinarie. Per discutere di questo, il prossimo 11 giugno alcuni giuristi accademici daranno vita ad un incontro di studio, allo scopo di confrontarsi scientificamente su alcune questioni essenziali perché il rispetto delle regole valga per tutti.

Bisogna infatti diffidare da chi sostiene che, per riuscire a vincere, si devono rendere permeabili le stanze del potere. Questo significa alimentare una cultura ‘mafiosa’. È invece coerente con lo Stato di diritto pretendere che il potere sia esercitato in maniera neutrale, e non aspirare ad orientarlo a nostro favore. Che si guardi con fiducia ad Ancelotti anche perché con lui saremmo più garantiti nel ‘palazzo’ non è un bene. Il palazzo vogliamo conquistarlo senza indebiti favori.

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