EUROSPORT - La VAR e il lato oscuro della tecnologia: "Ecco cosa non vi dicono"

Scritto da Redazione in Varie18 GIU 2017 ORE 21:16

La rivoluzione è in atto e dal prossimo campionato di Serie A la video assistenza arbitrale farà parte del gioco: l'obiettivo è ridurre il numero di errori mantenendo la fluidità del gioco, ma il compito degli arbitri sarà molto difficile. Ecco i rischi a cui vanno incontro. Ce li spiega la redazione di Eurosport che, nel suo focus, parla di "lato oscuro" e "realtà distorta: "Viva la VAR, benedetta VAR. Quando fu partorita l'idea della Video Assistant Referees abbiamo udito un boato di gioia, consapevoli della necessità di stare al passo con i tempi anche da parte del mondo del calcio, lo sport più seguito ma paradossalmente imbrigliato in dettami obsoleti. La tecnologia nel pallone, nel caso della Goal Line Technology, è stata manna dal cielo: gol-non gol, pallone al di qua o al di là della linea di porta. Zero dubbi, solo certezze: amen. Quella che, invece, ci apprestiamo a vivere è la più difficile sfida affrontata dal mondo arbitrale: la moviola in campo, la VAR appunto. Da indicare accuratamente al femminile se si parla dello strumento tecnologico perchè, invece, il Var è la persona addetta al suo utilizzo. Italia in anticipo: si parte già con la Serie A 2017-2018. L'Italia si è fatta portabandiera del progetto nelle parole, di Tavecchio e Nicchi, ma anche nei fatti avviando la sperimentazione off-line nella passata stagione. Ora la Serie A, come ribadito dal presidente della FIGC, si appresta a fare il salto definitivo con l'utilizzo della video assistenza arbitrale a partire dal prossimo campionato, vale a dire da agosto. Quali sono i punti fermi? La Serie A è dunque in anticipo rispetto alla tabella di marcia che inizialmente prevedeva l'introduzione della tecnologia nelle gare di Coppa Italia del gennaio 2018. Evidentemente i risultati ottenuti nei test sono soddisfacenti, ma restano molte perplessità messe a nudo dalle competizioni ufficiali, come il Mondiale Under 20 appena conclusosi in Corea del Sud. È bene ribadire i punti fermi che l'IFAB ha da subito chiarito. È stato scelto il sistema "Hawk-Eye", già utilizzato per la Goal Line Technology, l'occhio di falco che vedremo all'opera anche alla Confederations Cup in Russia (17 giugno-2 luglio) e al Mondiale per club negli Emirati Arabi (6-16 dicembre). I casi d'intervento sono limitati e sono quattro: gol, rigori, espulsioni, scambi di persona. Mandati in soffitta gli arbitri di porta, ormai sostituiti dalla GLT, toccherà agli altri ufficiali di gara non abusare della tecnologia: "Servirà per correggere solo gli errori chiari ed evidenti, quelli che di solito capitano una volta a partita", tuonano dai piani alti. Ma quali sono le perplessità? Cosa possiamo controllare e quanto indietro possiamo andare? Queste sono due domande chiave alle quali gli arbitri devono trovare una sola risposta. La comunicazione deve essere chiara e rapida: può essere l'arbitro a informare il collega (il Var) che una decisione merita di essere rivista o viceversa può essere l'arbitro davanti ai monitor a sollecitare l'attenzione del direttore di gara. Sarà poi quest'ultimo a stabilire se visionare personalmente l'episodio a bordocampo o se "fidarsi" del responso che gli giunge via auricolare. Tutto questo comporta una dilatazione dei tempi. Il project leader Roberto Rosetti aveva preannunciato che l'obiettivo è stare sotto i 12 secondi per una valutazione. Bene, all'ultimo Mondiale per club Kassai, nel match tra Atletico Nacional e Kashima Antlers, per assegnare un rigore con la VAR impiegò 4 minuti e 20 secondi... Ora i match mediamente durano 95′-97′: di quanto sarà il recupero? Si potrebbe arrivare a quota 100, ma andare oltre significherebbe snaturare il gioco. Per mantenerne la fluidità, in assenza del tempo effettivo, bisognerà prestare attenzione al concetto di errore chiaro ed evidente. Non dimentichiamo che dietro un computer c'è sempre un uomo e quindi c'è sempre un'interpretazione. No, non ce ne siamo liberati, siamo sempre schiavi dell'interpretazione anche con la moviola. Pensate a quando rivedete gli episodi dubbi e al nono/decimo replay non siete ancora in grado di emettere un verdetto... Non solo: il replay mostra ogni sfaccettatura di un contatto, ma presenta una realtà talvolta distorta rispetto agli episodi a velocità normale. La moviola in campo non aiuta a stabilire l'entità delle spinte o dei contatti in area di rigore, anzi a volte le accentua. Le conclusioni da trarre: non è il caso di scoraggiarci o di cambiare idea ora che la tecnologia sta per entrare a tutti gli effetti nel nostro calcio. Gli arbitri hanno davvero un compito duro, ma la moviola in campo nasce per ridurre il numero di errori e questo non può che essere un fattore positivo. Attenzione, però, a non abusarne. Arrivare tramite un procedimento lento e macchinoso a una decisione sbagliata sarebbe un doppio fallimento. In definitiva, occorre che la VAR venga regolamentata in modo chiaro al fine di mantenere, per quanto possibile, la fluidità del gioco. Di una cosa possiamo essere certi: al primo episodio revisionato con la VAR, saremo di nuovo schiavi dei campanilismi e delle polemiche. La speranza è che i vertici del nostro calcio, precursori del nuovo che avanza agli occhi del mondo, non facciano brutte figure".

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