Montella, il migliore amico rivela: "ADL lo voleva. Ecco perchè non è andato al Napoli"

Scritto da Redazione in Rassegna Stampa14 NOV 2017 ORE 12:43

Quattro amici al solito bar. E il primo piano è per Vincenzo Montella Al Vadò Cafè è una tappa fissa dell'Aeroplanino, quando "atterra" a Castello di Cisterna, radici di una storia cominciata come tanti ragazzi di provincia inseguendo un pallone. Vincenzino non lo ha mai perso di vista, neanche quando a 13 anni ha lasciato casa sua per raggiungere Nicola Caccia - che adesso fa il suo vice al Milan - all'Empoli, prima tappa di una carriera stellare. "Ma abbiamo cominciato assieme nei pulcini del San Nicola", dice con orgoglio Mimmo Alaia, l'amico di sempre. "Giocavamo entrambi in attacco. Lui segnava 50 gol, io 25". Vincenzo ha continuato, Mimmo - dopo un'esperienza alla Casertana - no: oggi è consigliere comunale e si occupa della ditta di famiglia. Ma il tandem con Montella è rimasto affiatato anche fuori dal campo. "Eravamo vicini di casa e lui è stato pure il mio padrino di cresima. Ci sentiamo spesso, sono stato a trovarlo varie volte". Immancabile l'appuntamento a Castello di Cisterna: "Vincenzo torna appena è libero". Ci sono papà Nicola - che si divideva tra la catena di montaggio della Fiat a Pomigliano d'Arco e la falegnameria - e i fratelli. I Montella abitano ancora nella palazzina di un tempo, lui ha spiccato il volo nel mondo del calcio. Allenatore ambizioso ed ex attaccante temibile in area di rigore: "Pensate, da bambino Vincenzo voleva fare il portiere. Ma era troppo piccolo e quindi gli cambiarono quasi subito ruolo". Vincenzo Riccio fa parte anche lui del "cerchio magico" degli amici. Centrocampista con un buon passato in serie B, adesso è tornato a Brusciano, dove è responsabile di una scuola calcio. "Ho anche in gestione lo stadio comunale. È diventata una missione. Ho circa 350 ragazzi, con me ha giocato pure suo nipote, Francesco Montella. Con Vincenzo, ci vediamo soprattutto durante il periodo natalizio". Un caffè espresso e quattro chiacchiere. "Ma parliamo pochissimo di calcio", aggiunge Mimmo. L'appuntamento segue un rito ormai classico. "Appena è libero - dice Riccio - Vincenzo ci chiama e ci ritroviamo. Raggiungevo Castel di Cisterna seguendo i binari della Circumvesuviana, il borsone in spalla e tanta voglia di giocare". Montella aveva già un discreto fiuto per il gol, all'epoca. "Derby con la Mariglianese: Vincenzo segnò un gol spettacolare, calcio d'angolo e sforbiciata volante. Lo ricordo ancora". Poi nel 1987 le strade si sono divise. "Il papà di Nicola Caccia ci accompagnò a fare un provino ad Empoli, Vincenzo rimase in Toscana, io andai all'Avellino assieme ad Aldo Papa". Che ha intrapreso la stessa strada di Montella. Fa l'allenatore alla Palmese, in serie D. "Lui è al top - spiega - e così mi ispiro a lui, è davvero bravo". Eppure al Milan non se la passa benissimo, la panchina sempre in bilico. "Perchè il Milan ha cambiato tanto - continua Papa - e lui ha già vinto l'anno scorso una Supercoppa. Credo che abbia dimostrato il suo valore". Lo difende a spada tratta pure Mimmo. "Litigo con tutti - sorride - pure in paese. Non è mica colpa sua se il Milan sta avendo qualche passaggio a vuoto. È stata costruita una squadra daccapo e non sono arrivati fenomeni, ma solo buoni giocatori. Ci vuole tempo". Sabato c'è la sfida al San Paolo. Napoli-Milan. Ma anche Montella contro Sarri. E l'incrocio si sarebbe pure potuto disputare a panchine invertite. Sarri era stato cercato da Galliani dopo la consacrazione all'Empoli, Montella invece piaceva a De Laurentiis dopo Benitez. "Ho sperato tanto che venisse in azzurro - dice Mimmo - era una delle opzioni di De Laurentiis. Poi non se n'è fatto nulla per la clausola rescissoria che aveva nel contratto con la Fiorentina. Mi sarebbe piaciuto vederlo al San Paolo, sono un grande sostenitore del Napoli ". Vincenzo, invece, ha sempre avuto un debole per i colori rossoneri. "Tifava Milan quando era piccolo - aggiunge Aldo Papa - proprio come me. È una passione che ci ha sempre accomunato. Per questo mi auguro che possa conquistare un risultato positivo al San Paolo ". Gli fa eco pure Vincenzo Riccio: "Lo confesso: da ragazzo avevo simpatie juventine. Adesso seguo l'Avellino dove ho giocato, ma soprattutto sono legato a Vincenzo e mi auguro che faccia bene". Quattro amici al solito bar. Ancora uniti come il primo giorno. Lo riferisce il quotidiano La Repubblica.

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