Crosetti: "Il codice scorretto di Sarri. E' vittima del suo personaggio, a Napoli non si vede mai..."

Scritto da Redazione in Rassegna Stampa13 MAR 2018 ORE 21:49

La risposta a una giornalista: "Sei donna e carina, perciò non ti mando affan..." Poi le scuse. Storia delle parole sbagliate di un uomo a cui non interessa lo stile.

"Presentarsi da impresentabile il codice scorretto di Sarri", questo il titolo dell'articolo di Maurizio Crosetti per Repubblica, che vi proponiamo qui di seguito: "Il sarrismo è un modo, anzi è un mondo chiuso ai bordi, fa rima con sessismo ma probabilmente stavolta non c' entra. Voleva quasi essere galante, lui, con quel sorriso alla giornalista che ha (il sorriso) un sottofondo aspro e rozzo: radici, origini. Sarri è scostumato perché il suo costume è questo: non solo la tuta perenne, non solo la barba rasposa applicata al viso come una maschera, ma tutto quanto lui è.

Dentro parole sbagliate e frasi che sbandano c' è la storia di un uomo: se Maurizio Sarri fosse stato adeguato e non scostumato, al cosiddetto grande calcio sarebbe arrivato prima dei quasi sessant' anni. Incapace di assumere le forme di una comunicazione a volte plastificata e ipocrita ma almeno formalmente educata, Sarri comunica proprio così. Pare incredibile che un personaggio pubblico ancora possa, nel marzo 2018, rivolgersi a una donna senza considerare quanto è accaduto sul pianeta Terra negli ultimi mesi, e quanto la scostumatezza maschile stia finendo al bando, e talvolta in tribunale (non è ovviamente il caso di Sarri).

Niente. Quel mondo dove accadono cose sta oltre i cancelli di Castel Volturno dove il nostro vive come un recluso. Nella sua palla di vetro entra solo il pallone, così dicono. Non lo si vede mai in giro nella magnifica Napoli che pure lo ama moltissimo, e legge negli spigoli e nelle intemperanze del tecnico un segno di verità.

Maurizio Sarri non frequenta in presa diretta le contraddizioni di questa città/universo, lui che pure sul tema avrebbe qualcosa da dire. Lui, l' ex bancario che va in panchina con la felpa. Lui il napoletano che parla toscano.

Lui, che afferma di aggiornarsi col televideo (forse di un televisore a valvole?) ma poi fa decollare i droni. Il principio di non contraddizione è presentarsi da impresentabile, anche se chi lo frequenta lo racconta assai meno smodato, una specie di timido che sbotta per nasconderlo.

Ed è come se quest' uomo originale e politicamente scorretto (categoria che, al netto di pericolose e inaccettabili gaffe, andrebbe rivalutata) davvero non riuscisse a tradurre la grande bellezza del gioco oltre l' ultimo filo d' erba, cioè fuori dal campo.

Forse Sarri un po' ci marcia, forse anche lui è vittima del suo personaggio e nel teatro del calcio sa che conviene rappresentare una parte ben definita. Poi, però, ce li vedreste Cruyff buonanima o Guardiola, idoli del toscanaccio di Bagnoli, dare (ehm) del frocio a un collega? Anche questo accadde a Sarri, con Mancini, in quella lontana sfida di Coppa Italia contro l' Inter. E poi no, lui chiarì, voleva dire fighetto per via dello sciarpone annodato e del ciuffo del Mancio, mica di peggio («Non sono omofobo»). Resta questa la caduta più fragorosa, ma non diremmo "di stile", perché a Maurizio Sarri non interessa affatto averne uno classico, codificato: il suo stile è la mancanza di stile proprio come la sua comunicazione è non saper comunicare. Certo, così c' è sempre un trappolone in agguato, lo sanno quelli del Napoli che temono sopra ogni cosa l' abitudine di Sarri al turpiloquio (anche se per canzonare scherzosamente i cronisti, con i quali ha ormai molta confidenza) e alla bestemmia («Mi spiace, ma noi toscani parliamo così»). Sono i confini e le frontiere di un tipo difficile, forse ingestibile, lo disegnano nel controluce di un calcio spesso isterico e volgare, però altrettanto pronto a isolare lo scostumato, lui è peggio comunque (o forse no)".

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