ESCLUSIVA - Valle: "Verdi-Napoli, un grande affare! Quando giocava con la Juve Stabia..."

Scritto da Luca Cirillo in Interviste10 GEN 2018 ORE 17:15

Simone Verdi, talento cristallino del Bologna, è il primo obiettivo del Napoli che lo corteggia dallo scorso novembre. Il calciatore, in passato, ha già assaporato il calore dei tifosi campani visto che ha indossato la maglia della Juve Stabia. Di questo e di tanto altro, abbiamo parlato con il collega Tiziano Valle, giornalista del quotidiano Metropolis, conduttore tv e speaker ufficiale degli stabiesi.

 Simone Verdi è l’acquisto giusto per il Napoli? Come si collocherebbe nelle gerarchie di Sarri e tatticamente?

“Si, mi sembra il profilo ideale, sarebbe una mossa intelligente, un grande affare. Al Napoli serve un calciatore funzionale al gioco di Sarri, non un nome altisonante. Simone è uno di quei jolly d’attacco che torna sempre utilissimo perché, specie in relazione all’impianto di gioco dei partenopei, può ricoprire i tre ruoli d’attacco. Partirebbe come vice Callejon, ma potrebbe trovare più spazio degli attuali rincalzi perché è molto più duttile. L’anno scorso arrivò Pavoletti, che ha avuto uno scarso minutaggio perché fa un solo ruolo. Simone, invece, può essere l’alter ego di Insigne, di Callejon e anche dello stesso Mertens”.

Sei stato il giornalista ad annunciare nella tua trasmissione il suo approdo a Castellammare: che esperienza è stata alla Juve Stabia?

“Si, tutto vero, con entusiasmo annunciai il suo arrivo perché è un calciatore che stimo da sempre. Esordì a Vicenza con un assist vincente. Arrivò insieme a Suciu dal Torino, squadra in cui ha avuto lo stesso problema di Insigne in Nazionale: col 4-2-4 di Ventura finiva spesso fuori dal gioco. Lui ama venire dentro al campo, gli piace tagliare, sfornare assist, segnare. Il Toro lo diede in prestito e Braglia gli concesse subito fiducia. Iniziò benissimo, la Juve Stabia si portò a pochi punti dalla zona promozione. Ma da quel momento in poi una parte dello spogliatoio – questo ancora non mi va giù - andò in contrasto con il club per la questione legata ai rinnovi. Il calo fu repentino e Verdi faticò come tutti. Dalla terza di ritorno che eravamo in corsa verso la A, al tracollo con una salvezza riacciuffata solo nelle ultime giornate. Per Verdi non è stata un’esperienza esaltante in ottica di squadra, ma sul piano personale è stata preziosa perchè Braglia gli diede l’opportunità di variare nei tre d’attacco provando a fare gol: ha sperimentato, ha scoperto tutto il suo potenziale e da lì ha ripreso in mano la sua carriera che ha avuto una svolta ad Empoli proprio con Sarri”.

 Il carattere di Simone Verdi.

“Ragazzo deciso, determinato, già si vedeva la sua personalità a 20 anni, sapeva cosa voleva. E poi, non dimentichiamo che è cresciuto in un club importante come il Milan che all’epoca aveva fenomeni come Ronaldinho. Va detto però che il processo di maturazione forse è stato lento rispetto alle qualità e alla grinta che ha. Per tornare all’esperienza a Castellammare, è un ragazzo che soffre quando sta fuori per troppo tempo: ha bisogno di giocare, di sentire la fiducia di tutte le componenti, dalla società ai tifosi. Ha ancora qualche dubbio sul passaggio al Napoli solo perchè vorrebbe completare l’eccellente stagione in corso per poi presentarsi da prim’attore. Sarri gli ha dato fiducia e se l’ha chiamato vuol dire che ha validi argomenti per convincerlo ad accettare subito l’azzurro. E’ una situazione diversa rispetto ad altri acquisti”.

 Il rapporto di Verdi con il tecnico Braglia che ieri lo ha elogiato nel corso di un’intervista al Roma. 

“Rapporto eccellente, lo volle lui a Castellammare, lo esaltava anche quando veniva criticato. Una stima nei fatti, nelle scelte. Una stima che c’è ancora”. 

 Se tu fossi Giuntoli con piena libertà di scelta, prenderesti Verdi o Deulofeu?

“Tutti e due ottimi calciatori: comunque caschi, caschi bene. Lo spagnolo a Milano ha dimostrato di non soffrire l’impatto con la Serie A, è ambidestro e ha il senso del gol oltre ad essere pregevole negli assist. Se proprio devo scegliere, però, dico Verdi per affetto e poi perché è italiano. E’ sempre un bene puntare prima sui nostri talenti”.

 Verdi come Pavoletti ha indossato la maglia delle Vespe: a Castellammare c’è l’occhio lungo da sempre. Cosa manca per rivedere la Juve Stabia ad altissimi livelli?

“La Juve Stabia che arrivò in B riuscì a compattare l’ambiente: società forte con struttura granitica, pubblico entusiasta e squadra unita. Il direttore Salvatore Di Somma prese anche Zaza, Sau, gli stessi Verdi e Pavoletti, Biraghi della Fiorentina e tanti altri. Dopo la retrocessione si è rotta l’alchimia del 2010-2011, che era nata prima con la scalata di Rastelli. Il calcio in Serie C non introita, si fa una fatica enorme. Quest’anno si stanno facendo belle cose con giovani interessanti e la squadra ora è in zona play-off. Manca sostegno al presidente Franco Manniello, qualche sponsor in più per acquistare calciatori utili alla causa. Manca il calore della gente, soprattutto quello. Il tifo, dopo quella retrocessione amara, si è disunito, ma ci tengo a dire che coloro che sono rimasti vicini alla squadra, soprattutto la Curva, sono encomiabili e cercano di non far sentire troppo questo distacco da parte della città”. 

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