ESCLUSIVA - Peppino di Capri: "Napoli-Juve? Stiamo come i pazzi. ADL m'ha fatt' fesso! Mi dice..."

Scritto da Luca Cirillo in Interviste4 DIC 2017 ORE 15:48

"Un sorriso per Giada", un trionfo d’amore e di sensibilità. Si è tenuto ieri sera al Cinema Teatro Politeama di Torre Annunziata il concerto di beneficenza che ha visto protagonisti artisti del calibro di Peppino di Capri, Monica Sarnelli e Gianni Conte. Un evento che aveva come obiettivo la raccolta di fondi per consentire a Giada D'Avino, bambina di Scafati, di potersi sottoporre ad un delicato intervento chirurgico a New York per combattere una rara malattia, la "Malformazione di Chiari complessa e Siringomielia", patologia neurologica in cui la parte inferiore del cervelletto, le cosiddette “tonsille cerebellari” scendono e comprimono il midollo spinale, causando molti sintomi. Alla kermesse anche Alessadra Tumolillo, Alfonso D'Apuzzo, Enzo Anoldo, Pasquale De Angelis, Cherubino Fariello e Tony Mambelli.  

Peppino di Capri, ospite in serata a Casa Caponi, nuovissimo ma già noto locale della città oplontina, ha rilasciato alcune dichiarazioni in esclusiva ai microfoni di AreaNapoli.it.

In Italia è ben radicato (purtroppo) il campanilismo in ogni angolo del Paese. Forme di esasperazione che portano spesso a vuote divisioni, violenze gratuite, razzismo latente. L’arte, l’amore e la solidarietà,   compongono invece una bandiera sola. Che è meravigliosa…

“Siamo qui per Giada, siamo qui per amore. Sono per la condivisione, come si usa dire oggi in gergo web. La sensibilità è uguale dovunque. Quando uno ce l’ha dentro e prova emozioni, può chiamarsi napoletano, torrese, romano, milanese, torinese…”.

A proposito di torinesi… De Laurentiis, suo amico, è originario di Torre Annunziata…

“… Io sapevo che era di Castellammare di Stabia”.

No, no, radicate origini torresi…

“Allora m'ha fatt' fesso (ride, ndr)”.

Dicevamo, a proposito di torinesi: dicembre non è iniziato benissimo per il Napoli visto che la Juve ha vinto al San Paolo. Cosa pensa, da navigato tifoso azzurro?

“E’ un momento, passerà. Il Napoli di Sarri è straordinario, ma nessuno è perfetto. Prima o poi doveva succedere qualcosa. Bene, è successo e ce simm’ levate ‘o penziero (ride, ndr). Pensiamo ad andare avanti con soddisfazione e affetto di tutto il pubblico, di tutti i tifosi che ora, ovviamente, stanno comm’ ‘e pazzi al pari di De Laurentiis. Aurelio mi invita spesso a vedere la partita allo stadio, ma io preferisco rilassarmi al caldo, mi ‘ciaciareo’ in una bella poltrona davanti alla tv. Lui dice “no, tu devi venire sugli spalti con me, mi porti bbuono, devi venire sempre”. Ci andavo qualche volta, ma da quando ha detto queste cose non sono più andato. Manc’ ‘e cani perde una partita s’ ‘a piglia cu mme (ride, ndr)”.

Nei mesi scorsi, a Bologna, una mostra fotografica sui Beatles: tra i protagonisti assoluti anche Peppino Di Capri, il nostro baronetto napoletano. 

“Si è creata una bella fusione tra noi in quel periodo anche perché avevamo la stessa casa di distribuzione, la Carisch. Per il concerto a Roma, al teatro Adriano, venne fuori una bella sinergia:  facevo un genere che non era slegato rispetto all’atmosfera che avevano creato loro. Giravano con questi “armadi” enormi dietro: bei ricordi, altri tempi”.

Se le dico George Harrison…

“Un grande. Ha fatto dei pezzi, anche da solista, uno più bello dell’altro. Penso a My sweet Lord su tutti, stupendo. Un simpatico personaggio. Lo ricordo mentre, a gesti, mi proibiva di riprendere un po’ del loro spettacolo. Si girò verso di me e mi fece capire che era vietato. Mi tolsi la mia cinepresa 16mm e gli dissi: “guarda che faccio parte del gruppo”. E lui col ditone mi diede l’ok”.

Pasolini, grande intellettuale, non sembrò entusiasta dei Fab Four, mentre in Italia Peppino Di Capri era già un idolo.

“Mi sorprese. In verità, da un grande intellettuale come lui non mi aspettavo nemmeno che su una spiaggia, su un molo di Ischia, adesso non ricordo benissimo, mi chiedesse, con un microfono in mano, cosa fosse l’amore. E tu ‘o vvuò sapè ‘a me in cinque minuti? (ride, ndr)”. Lo “arronzai” un po’ anche perché non sapevo chi fosse del tutto. Erano gli anni ’50, prima dei Beatles. Poi col tempo è diventato il grande Pier Paolo Pasolini che tutti conosciamo. All’epoca avevo 19 anni e avevo fatto da poco i primi dischi e il pubblico iniziava a seguirmi”.

Il sogno, oggi, di Peppino di Capri…

“Resistere ancora un paio d’anni e dare qualcosa di forte. E, se possibile, curare di più il mercato estero dove si ha il bisogno di “Italia”, di canzoni vere, italiane, in cui si capiscono le parole e in cui non ci sono esperimenti da web”.

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