ESCLUSIVA - Gragnaniello: "Amo Napoli e non vado via! All'Augusteo una sorpresa. La mia su Sarri"

Scritto da Francesco Manno in Interviste13 MAR 2017 ORE 16:32

Cresciuto nei Quartieri Spagnoli, ha saputo conquistare l'affetto di pubblico e critica con il suo stile inconfondibile. Enzo Gragnaniello è l'anima più profonda di Napoli. In lui convivono rabbia, fantasia, dolore, quella inquietudine che attraversa un po' tutti. È stato il primo artista pop a tenere un concerto al teatro San Carlo di Napoli, tempio della lirica. La critica lo ama. Vince per tre volte il Premio Tenco emulando grandi artisti come Leonard Cohen e Tom Waits. Ha scritto canzoni meravigliose per alcuni dei più grandi cantanti italiani. Ha regalato perle musicali ad artisti del calibro di Mia Martini, Adriano Celentano, Andrea Bocelli, Roberto Murolo. La sua "Cu' mme" ha avuto un grande riscontro non solo in Italia, ma anche all'estero. Ancora oggi è gettonatissima in Spagna ed in tutto il Sud America. In un'epoca caratterizzata da prodotti preconfezionati, da artisti usciti da reality che durano il tempo di una stagione, Enzo Gragnaniello ha saputo rinnovare il linguaggio della musica popolare portandolo a livelli altissimi. In queste parole c'è un po' il manifesto della sua musica: "Cerco l'invisibile, la parte esoterica. La musica è un qualcosa di magico, che trascende. La Musica, quella vera, ha nelle sue origini componenti esoteriche". Enzo Gragnaniello ha rilasciato alcune dichiarazioni in esclusiva ad AreaNapoli.it alla vigilia del concerto che terrà domani sera all'Augusteo. Ecco le sue parole:

Martedì 14 marzo sarai sul palcoscenico del teatro Augusteo di Napoli. Che tipo di spettacolo proporrai ai tuoi numerosi estimatori?

"Ho scelto canzoni che hanno, tra esse, affinità di spirito, di poetica, di passione. Cercando l'alto, una fisicità medianica. Al di là della vanità da palcoscenico. Voglio dire delle cose, ma a modo mio e attraverso una ricerca che mai si interrompe".

Una Napoli quindi raccontata in modo diverso dal solito...

"Neapolis Mantra sarà un concerto multimediale. Il corpo, l'immaginazione, i ricordi, il canto. Più medium, più territori, per esprimere l'inesprimibile. Napoli non è la città meravigliosa che sopravvive ai suoi drammi. Napoli è una città essenziale in un'ottica energetica del pianeta. Io non inseguo il beat, il pop d'autore, la rivoluzione folk. Io recupero le emozioni della terra, che è ben diverso dal sentimentalismo. È il sangue il mio ritmo".

Sarai accompagnato dalla portoghese Dulce Pontes

"Si e ne sono orgoglioso perchè si tratta di una sublime interprete e autrice del moderno fado. E non solo. Con me ci sarà anche un quartetto d'archi che si aggiunge alla mia fidata band. Parto da Neapolis Mantra e mi dirigo verso un Neapolis magma, immaginando soluzioni armoniche e estetiche. Io e Dulce saremo due onde mediterranee che si incontrano, si scontrano, inventano un nuovo ritmo".

Nel corso della serata ci sarà anche una grande sorpresa

"Eseguirò una canzone in anteprima assoluta: 'Lo chiamavano vient' 'e terra'. Ero io quando facevo i guai in città. E non solo. Proporrò tanti celebri brani: 'E criature, L'erba cattiva, Heraklion, Il canto II, Notte sere e matina, Senza voce, 'O mare e tu, Vasame, Vieneme, La città delle razze".

A quale disco sei più legato?

"La domanda è pertinente. Tutti noi musicisti abbiamo un disco al quale siamo più legati. Se devo indicarne uno, penso ad uno senza parole. Mi riferisco a 'Neapolis Mantra', disco del 1998. Con questo album esploro le profondità dell'anima con la voce, portando in superficie gioia e dolore. I brani furono registrati in una cornice suggestiva e simbolica: la Torre Destra del Maschio Angioino di Napoli. Sono legato ad una Napoli più spirituale, esoterica, nelle mie canzoni cerco di portare alla luce ciò di cui non abbiamo percezione diretta, l'invisibile".

Saresti favorevole al ritorno in grande del Festival di Napoli?

"Assolutamente si. Il Festival di Napoli nacque prima di Sanremo, mi piacerebbe che tornasse a certi livelli".

Hai parlato del Festival di Sanremo, lo hai guardato quest'anno?

"Ogni anno mi riunisco con altre persone e lo guardo anche per curiosità. Magari c'è l'amico in gara che presenta una canzone e sei portato a seguirlo. Io ho le mie idee. A me piace parlare dell'invisibile. A volte Sanremo diventa un format, si presenta il pacchetto. Ci deve essere il cantante che fa rap, poi c'è quello che cerca di 'fare l'inglese'. Manca il vero senso della libertà del canto, non c'è un fiore. E quando mancano i fiori, anche la poesia è inesistente".

Sei apprezzatissimo dal pubblico, ma amato anche dalla critica. Hai vinto ben tre Premi Tenco

"Non è mai facile essere apprezzato dalla critica e sono felice che la mia musica abbia simili riconoscimenti. Io cerco di percorrere la mia strada, non voglio scavalcare nessuno. Ho il mio stile, le mie canzoni. Ognuno di noi ha una strada da seguire, l'importante è non deragliare...".

Segui il Napoli?

"Assolutamente si, sono un tifoso. Vedo le partite in televisione e qualche volta vado anche allo stadio".

Come valuti la stagione degli azzurri?

"La mia mente va subito alla doppia sfida con il Real Madrid. Avevamo di fronte una squadra che vale centinaia di milioni di euro. Eppure in campo tale differenza non si è vista. I nostri ragazzi hanno giocato con il cuore mettendo in seria difficoltà i nostri più titolati avversari. Sono soddisfatto, Sarri ed i suoi ragazzi sono stati eccezionali".

Una curiosità: molti artisti napoletani hanno deciso di lasciare Napoli. Tu hai fatto una scelta diversa. Non hai sentito l'esigenza di cambiare aria?

"Non mi permetto di giudicare chi ha deciso di trasferirsi fuori. Io non ho mai avvertito questa esigenza. Sto bene a Napoli, amo la mia città, perchè dovrei andare via? Vado fuori quando devo, ma la mia terra resta questa. A proposito, sai che mi hai fatto venire in mente un episodio?".

Racconta pure...

"Ero a Milano, in un taxi. Il tassista era del Sud, ma si spacciava per un uomo del Nord, parlava in milanese. Gli chiesi di dove fosse, lui rispose che era calabrese. Mi disse che non scendeva più al Sud perchè aveva paura che, al Meridione, avrebbero potuto rubare i soldi che aveva faticosamente guadagnato al Nord. Si professava leghista. Queste persone non si accettano, vogliono diventare altro. E capita a molta gente del Sud".

Un saluto di Enzo Gragnaniello a tutti i lettori di AreaNapoli.it

"Voglio salutare tutti i vostri lettori e ricordare l'appuntamento con il mio spettacolo. Vi aspetto martedì 14 marzo all'Augusteo per Neapolis Mantra. Con me ci sarà anche la bravissima Dulce Pontes".

In basso l'intervista video della conduttrice Monica Pignataro ad Enzo Gragnaniello: