ESCLUSIVA - Giannotti: "Napoli, occhio a Insigne jr e Tutino. Ho lavorato in Albania, faccio un nome..."

Scritto da Redazione in Interviste8 SET 2017 ORE 20:47

Cristiano Giannotti ex preparatore atletico della Primavera del Napoli (dal 2010 al 2015, ndr) rilasciato un'intervista esclusiva alla nostra redazione. Tanti i temi trattati, da Insigne ai giovani del futuro, dagli amarcord della sua esperienza in azzurro alla lotta scudetto. 

Spagna-Italia, disfatta per Ventura che a fine gara ha puntato anche sulla differenza di condizione atletica. A tanti addetti ai lavori la “scusa” non è piaciuta. Tu che idea ti sei fatto?

“E’ normale che un allenatore tenga conto anche della condizione fisica dei suoi calciatori, soprattutto considerando che alcuni nazionali giocano all’estero e i rispettivi campionati possono iniziare prima e dopo. Si fa un’analisi complessiva. Detto questo, all’inizio della stagione non è mai facile, difficile trovare chi gioca già brillantemente. Quello che ho visto io non è diverso da quanto visto da tutti: l’Italia non ha espresso un bel gioco, non ha impressionato”.

Tante critiche anche a Lorenzo Insigne. Per qualcuno ha addirittura “disonorato la 10”. Il tuo pensiero.

“Dire certe cose è una esagerazione da tifosi, non da addetti ai lavori. Che poi non abbia fatto una buona gara è evidente, ma come lui tanti, soprattutto qualcuno più esperto. Accusare Lorenzo è eccessivo, soprattutto perché nel Napoli sta vivendo un ottimo periodo di forma psico-fisica nel contesto di un’orchestra straordinaria. Non si possono addossare su di lui tutte le responsabilità. Bisogna avere pazienza, l’Italia ha tanti giovani, è iniziato un nuovo ciclo dopo che ne è finito uno molto importante, mentre la Spagna ha un gioco collaudato da oltre 10 anni, dal post 2006, e con la Germania per ora detta legge in Europa. Gli azzurri sono un passo dietro e va riconosciuto”.

Dal 2011 al 2015 al Napoli sei stato preparatore atletico della Primavera e non solo. I tuoi ricordi…

“Ho iniziato ad ottobre 2010 con mister Roberto Miggiano. Poi ho collaborato con Sormani, fu un bellissimo campionato: avevamo 94-95-96, quasi tutti sotto età e nel girone di ritorno vincemmo tutte le partite tranne quella con la Roma, i loro 92-93 erano fortissimi. L’anno dopo con Saurini, invece, approdammo alla fine di Coppa Italia Primavera, un gruppo davvero molto forte. Ho un ricordo molto bello. Il direttore Bigon e Barresi mi diedero il compito di coordinare l’area motoria per svolgere e monitorare il lavoro di tutte le categorie. La politica del Napoli non prevede molti all’investimento sui settori giovanili. Almeno fino a quando c’ero io si provava a migliorare, ma c’era molta distanza con i grandi club che notoriamente spendono tanto come Roma, Juve, le milanesi e l’Atalanta. Ora so che con Gianluca Grava stanno iniziando a lavorare diversamente e ci sono già risultati importanti, la ricostruzione è partita. Serve tempo, ma un po’ dispiace che la Primavera non sta raccogliendo molto. E’ un peccato visto quello che la squadra di Sarri sta facendo in Italia e in Europa”.

Roma, Inter, Juve e Milan: in estate hanno scelto le tournèe internazionali mentre il Napoli di Sarri era in montagna ad ossigenarsi. Può essere un vantaggio?

“La mia opinione, che è in sintonia con altri colleghi, è che strapazzarsi e viaggiare di meno in fase di preparazione psico-fisica, è sempre meglio. Come ha fatto il Napoli, al fresco, in montagna, può essere certamente un vantaggio. Ma è evidente che la scelta spesso non è dello staff tecnico e ci sono esigenze economiche, sponsor, che possono incidere”. 

L’impegno del preliminare Champions e il leggero anticipo sull’inizio dei lavori, può condizionare il Napoli sul lungo percorso?

“Non credo. Oggi il modo di lavorare con attenzione sulla continuità da parte dei preparatori e dai tecnici, considerando il programma complessivo, non porta a scompensi. Magari iniziare prima può stancare mentalmente, ma se vieni da una scia motivazionale di successi o di voglia, alcuni vuoti si colmano facilmente. Fondamentale anche il turonver: è utopia pensare che un calciatore possa avere sempre altissimi standard di rendimento sul piano fisico e mentale”.

C’è un giovane con il quale hai lavorato tra Napoli e Partizan Tirana che ti ha impressionato per qualità e struttura fisica complessiva?

“Spiccava Armando Izzo che ora è stabilmente in Serie A; lo stesso Luigi Sepe che è tornato a Napoli. Ricordo anche Donnarumma, molto forte, al pari di Izzo, un esterno difensivo sinistro, che ha avuto minor fortuna per ora. Poi Maiello, Dezi, De Vena, Novothny, attaccante con una buona fisicità ed infine Tutino che ha dimostrato in anticipo di avere qualità enormi. In Albania c’è un calcio molto fisico, ci sono anche calciatori tecnicamente discreti, ma manca una cultura calcistica in senso pieno: poche strutture, pochi allenatori, nessun settore giovanile o quasi. Ma stanno iniziando. Faccio un nome su tutti, Ramadani, il capitano della nazionale U21 albanese, notato e valorizzato da Adolfo Sormani che lo ha portato in prima squadra e che lo ha voluto con sé anche di Danimarca al Vejle”.

Tutino e la finale di Coppa Italia Primavera Napoli-Juve, che ricordi hai? Il talentuoso Gennaro potrà seguire le orme degli Insigne?

“Gennaro non ha nulla da invidiare a Roberto Insigne anche se ha caratteristiche diverse. Nel calcio la tecnica però non basta, bisogna saper pazientare e serve anche un pizzico di fortuna. Tutino ha avuto anche un serio infortunio, poi andando via da Napoli non l’ho più seguito. Ha tutto per uscire fuori. Staremo a vedere”.

A proposito dei fratelli di Frattamaggiore, c’è chi sostiene che Roberto abbia addirittura più marce di Lorenzo. E’ vero?

“Hanno caratteristiche diverse. Roberto è mancino, più longilineo, è molto più rapido nella frequenza di passo e questo lo rende forse superiore a Lorenzo nell’uno contro uno, ma questo non vuol dire essere più completi e forti in senso assoluto. Ora ha un po’ di ritardo, ma sono sicuro che tra non molto lo vedremo in Serie A e farà un’ottima carriera”.

Sarri, Zeman, Sacchi, Benitez, Guardiola, Conte, Ancelotti, Klopp… Se pensi al tuo modo di intendere il calcio in senso assoluto, quale tecnico ti viene in mente? Con chi ti piacerebbe lavorare?

“Tutti grandi mister, mi piacerebbe lavorare con ognuno di loro, è ovvio. Dico Conte e Ancelotti se proprio mi tocca scegliere (ride, ndr), due personalità diverse. Ancelotti è simpatico, mi piace come comunica le sue idee, con simpatia, ma anche con il pugno duro del padre attento. Conte invece dà carica, adrenalina: magari sarà anche stressante, però vuoi mettere la grinta…”.

Prime due giornate: Napoli, Juve, Inter e Milan a punteggio pieno. Roma e Lazio hanno perso i primi punti. E’ ancora molto presto, ma sulla sfida scudetto che sensazioni hai?

“Napoli e Juve se la giocheranno fino alla fine. Le polemiche che hanno colpito i bianconeri ad inizio stagione sono molto relative, la loro forza è da sempre la solidità del club. Due anni fa erano quartultimi dopo 10 giornate e alla fine hanno vinto lo scudetto. Hanno sempre un grande spirito quando c’è da risollevarsi. L’Inter mi sta meravigliando, la mano di Spalletti si inizia a vedere. Al Milan serve tempo, hanno cambiato tanto anche se Montella già sta raccogliendo i frutti di un lavoro comunque iniziato non quest’anno. Le milanesi daranno molto fastidio alle prime due anche se per ora non le vedo pronte per il titolo. La Roma ha un organico di tutto rispetto, non inferiore a Napoli e Juve, e Di Francesco mi piace molto per la sua capacità di trasmettere carica e idee: è un tecnico che darà molto al calcio italiano, sa lavorare bene anche con i giovani. Spero faccia bene, un in bocca al lupo al lui, ma naturalmente che possa arrivare dietro al Napoli”. 

Ounas e Mario Rui i rinforzi giusti per il Napoli? 

“Se c’è un pregio che ha il club è saper stravolgere le aspettative e super valorizzare tutti i calciatori che ha: le plusvalenze, tra l’altro, lo testimoniano. Sui nuovi acquisti non mi esprimo proprio per questo, diamo tempo a Sarri di fare il suo lavoro, sicuramente avrà avuto voce in capitolo. I dubbi ci saranno sempre su chi arriva: ricordate quando arrivarono Ghoulam prima e Hysaj poi? Non tutti erano certi che fossero buoni affari, eppure parliamo di due nazionali”.

Milik, Maksimovic, Rog, Zielinski e Diawara: tra nuovi arrivi e calciatori che ormai sono pronti al grande salto, la rosa azzurra è completa?

“Bel parco giocatori. Rog mi ha impressionato per fisicità, rapidità, tecnica e visione di gioco. Maksimovic deve uscire ancora: non lo conosco direttamente, ma è un ottimo giocatore che ha bisogno di spazio. Per me non è un calciatore di fascia B, lui come gli altri, anche se nel Napoli ci sono gli inamovibili. Tutti serviranno sul lungo percorso. Diawara ha un’importante fisicità, può solo migliorare e crescere. Sarri ha ottime alternative”.

Questione Maggio: giusto puntare su di lui o era il caso di prendere un altro terzino pur confermando Christian?

“Parliamo di una bandiera come Hamsik anche se è più avanti con gli anni. La sua forza è sempre stata la corsa, la velocità e oggi per ovvie ragioni d’età non può esprimersi in modo eccelso, ma è giocatore d’esperienza che può fare spogliatoio e che verrà utilizzato in maniera oculata. Poi è chiaro, forse si poteva fare di più sul mercato per potenziare il reparto difensivo, ma ci saranno stati sicuramente motivi tecnici e non solo alla base di questa conferma”.

Capitolo Reina. Andando oltre le polemiche e il caso in sé, quale portiere vedresti bene per raccogliere l’eredità dello spagnolo.

“Pepe resta un portiere di ottimo livello. Lo scorso anno qualche errore c’è stato, da qui un po’ di polemiche tra i tifosi. Ma si sa, quando sbaglia un estremo difensore è più pesante, è più evidente rispetto ad altri calciatori. Ruolo delicato, difficile fare scelte e nomi, per ora preferisco non sbilanciarmi”.

Questione Var tra nuove frontiere arbitrali, gioco spezzettato, polemiche immancabili e problemi irrisolti. Cosa ne pensi?

“In Italia siamo maestri della polemica, qualsiasi cosa inventeremo sarà già pronta la discussione. Serve tempo, gli arbitri devono abituarsi, metabolizzare, ottimizzare, capire quando usarla. A me non dispiace come idea, serve per dare sincerità al calcio, una visibilità diversa, migliore. Anche se poi, nel post gara, rivedendo le immagini anche 10 volte da più angolazioni diverse, non sempre si è d’accordo su tutte le decisioni e le situazioni varie. Serve una cultura sportiva diversa, questo va detto”.

Progetti di Cristiano Giannotti tra presente e futuro?

"Sono rientrato dall'Albania e ho fatto per ora una scelta familiare di non proseguire all'estero dove, in Danimarca, ci sono i miei colleghi Sormani e Mazzella a cui mando un grosso in bocca al lupo per il campionato. Ora lavorerò a Napoli nel settore della formazione e sto dando una mano alla VIeSse Sport come coordinatore tecnico. L'obiettivo di Enzo Raiola (cugino di Mino, ndr) e Stefano Cirillo è quello di creare una rete di tutte le migliori scuole calcio ed alcuni settori giovanili. In più mi sono accasato alla scuola calcio Portici 1906 con un progetto molto interessante con il dottor Amore, mister Agovino e naturalmente con la VieSse Sport. Stiamo già riscuotendo grandi risultati con un bel numero di iscritti, daremo il massimo in attesa inoltre che sia fatto il nuovo manto erboso dello Stadio San Ciro dove ci trasferiremo tra qualche mese. Mi occupo anche di educazione motoria e lavoro con i bambini".

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