ESCLUSIVA - Forgione: "Gomorra e Salvini, che errori! Sarri ha abbandonato un giocatore. Higuain..."

Scritto da Redazione in Interviste5 DIC 2017 ORE 21:28

Per analizzare il momento della squadra di Sarri, abbiamo contattato il collega Angelo Forgione, noto scrittore autore del fortunato "Napoli Capitale morale", ultimo lavoro letterario dopo "Made in Naples" e "Dov'è la vittoria, le due Italie del pallone" in cui analizza la storia del calcio italiano attraverso analisi socio-economico-politiche.

Napoli-Juve: è andata male. A mente fredda, quali le riflessioni più opportune da fare e dalle quali ripartire?

Napoli senza nerbo. È mancato il sangue agli occhi che è necessario per avventarsi su una partita del genere, la più importante di questa prima parte di stagione, quella che poteva dare slancio. Credo che il Napoli abbia preparato malissimo la partita, e non ci abbia messo la giusta tensione. Mi riferisco allo spot pro-Gomorra messo in piedi prima della partita con la partecipazione di Mertens. Mi riferisco al tè offerto in salotto a Metteo Salvini da Insigne, Callejon e Edo De Laurentiis. Mi riferisco anche all'evento contro il razzismo con Koulibaly, meritevole ma programmato nella settimana in cui doveva esserci concentrazione totale. Il Napoli, contro la Juve, è apparso spento, e non solo fisicamente, come se non fosse sul pezzo. Approccio morbido, e tale è rimasto l'atteggiamento fino al fischio finale. Sconfitta brutta e quadruplice. Perso il primato, l'imbattibilità, il primo scontro diretto e la sfida tra i 60mila e Higuain. Brutta battuta d'arresto.

“Non bisognava fischiare Higuain, ignoriamolo”, “il tifoso ha il diritto di fare quel che vuole nei limiti delle regole”. Dibattito aperto sul Pipita, da che parte stai?

Il giorno che Napoli inizierà a ignorarlo, il Pipita smetterà di bucare la porta azzurra. Il fragoroso livore che lo stadio gli riserva lo carica a molla, lo rende un assatanato. Farebbe lo stesso effetto a me... essere solo contro 60mila persone, sapendo che metterla dentro è l'arma totale, mi farebbe moltiplicare le energie. Lo scorso anno, del resto, Gonzalo reagì diversamente, si adirò e se la prese platealmente con De Laurentiis, accigliato e robbioso. Quest'anno, invece, mentre si riscaldava, invitava la curva A a continuare, sorridendo beffardamente, come a promettergliela a tutti. Ha vinto lui, ancora una volta. Credo che sia arrivato il momento di ignorarlo e di smetterla di invocare una certa sorte per lui. Magari, chissà, termineranno anche gli infortuni dei partenopei.

Facciamo un passo indietro. Come ti spieghi il mancato utilizzo di Insigne da parte di Ventura in Italia-Svezia?

C'è poco da spiegare. Ventura, storicamente, ha sempre proposto il 3-5-2 e il 4-2-4. Insigne non l’avrebbe scelto neanche per il suo Pisa, per il suo Bari e per il suo Torino. Piuttosto, bisognerebbe chiedersi cosa si sperava di ottenere da un allenatore con questo modesto curriculum. Qualcuno deve aver pensato che, avendo vinto al San Mames di Bilbao col Toro in Europa League, sarebbe stato idoneo come Commissario Tecnico della Nazionale.

A proposito di Lorenzo, ha un accenno di infiammazione al pube e rischia una noiosa pubalgia: Sarri avrà l’arduo compito di trovare un altro colpo di genio per sostituirlo. Ounas, Giaccherini… Zielinski. Cosa ti aspetti?

Credo che Giaccherini continuerà a non essere considerato da Sarri, che lo aveva già "abbandonato" a luglio, quando aveva dato l'ok per la cessione poi saltata allo Sparta Praga. In quel ruolo direi più Ounas che Zielinski. Ma il mister, al momento, si fida più del polacco, che comunque nel ruolo di esterno a sinistra ha iniziato la carriera.

Lotta scudetto a tre (Inter, Napoli, Juve) o secondo te c’è spazio anche per Lazio e Roma?

A quattro. Inter, Napoli, Juve e Roma. Anche se la Lazio continuerà a dare molto fastidio a tutte.

Mentre ci chiediamo se De Laurentiis possa effettivamente investire di più per potenziare la rosa e le strutture, c’è un Milan alla deriva. Verso quale direzione sta andando il calcio italiano?

Il Milan ha speso molto ma assemblato malissimo, e davvero non mi faceva troppa paura quando tutti la incoronavano la regina del mercato. A giugno sarà costretto a cedere uno o due pezzi pregiati, e credo che uno sarà certamente Donnarumma. E non mi stupirei se venissero fuori ulteriori intoppi societari. De Laurentiis, al momento, ha portato al massimo delle possibilità la gestione di un club che può mantenere il monte ingaggi solo garantendosi la partecipazione alla Champions League. La Roma non naviga nell'oro, anche se si consente il lusso di privarsi degli introiti del main sponsor. Le garanzie, al momento, vengono dall'Inter e soprattutto dalla Juventus, ma anche i bianconeri, pur con capitali Exor, sponsorizzazione FCA e stadio di proprietà, è ben lontana dai top team inglesi e spagnoli. C'è molta montagna da scalare, ma la direzione presa dal nostro calcio è ancora quella degli anni Novanta, quando era il più importante d'Europa. È un movimento tipicamente italiano, che non riesce a far crescere i fatturati, che procede lentamente nella costruzione di nuovi impianti, che non può contrastare la piaga del falso marchandising, che è ancora dipendente dalle banche e che è attaccato all'ossigeno vitale dei diritti televisivi.

In "Dov’è la vittoria, le due Italie nel pallone”, tuo libro di successo, analizzi la storia del calcio italiano vista attraverso le pulsioni socio-politico-economiche del Paese. Negli ultimi anni la Juventus sembra essere tornata quella di un tempo dopo calciopoli. Come è messo il calcio oggi da Roma in giù?

Sempre in condizione minoritaria, ma il gap è storico e non può essere colmato finché esistono economie diverse tra Nord e Sud. Basta osservare le difficoltà del Benevento, che sono anche peggiori di quelle del Crotone dello scorso anno, che però, complice il suicidio dell'Empoli e l'inconsistenza del Palermo, riuscì in un mezzo miracolo. E prima ancora il Frosinone. Il Sud si affaccia alla Massima Serie con maggior difficoltà e, quando lo fa, impatta violentemente con una categoria quasi proibitiva. Il Bari è impantanato in B. Catania e Reggina si sono perse nella terza categoria. Il Messina in Serie D, come il Taranto, che è la sedicesima città più popolata d'Italia e non è neanche riuscito a saggiare la Serie A nella sua storia. Fatto salvo il Napoli, che è realtà europea, le squadre meridionali soffrono e continueranno a farlo, mentre più su ci sono esempi come quelli di Chievo, Sassuolo e Spal.

A proposito, un tuo ricordo di Oliviero Beha.

Un purosangue dell'inchiesta. Quando è finito, qualcuno l'ha definito "talvolta eccessivo" e "giornalista contro". Non era né eccessivo né contro. Era nella giustizia dei fatti ed era pro-verità, il suo dogma. Altri neanche lo hanno ricordato nei loro post e tweet sui social, e sono quelli che lui chiamava "giornalisti mafiosi della tivù" e "scrittori camorristi omeopatici". Ricordo la sua inflessibilità riguardo i fatti di Calciopoli, quando gli chiesi di scrivere una prefazione per il mio libro Dov'è la Vittoria. Mi disse immediatamente che se la mia analisi non fosse stata corrispondente alla sua non avrebbe scritto una parola. Quando finì di leggere il manoscritto mi disse che avrebbe volentieri scritto per me. Era severo e freddo, ma limpido e generoso, e trovò il modo di farmi capire che il mio lavoro lo aveva soddisfatto e che gli altri argomenti trattati gli avevano offerto anche qualcosa di sconosciuto. Quando mi consegnò l'ambita prefazione l'accompagnò con una sintetica attestazione di stima: “Come leggerà, sono un Suo fan, sia pure ragionato”. Aveva capito che ero sull’impervia strada del racconto della verità, e infatti scrisse che avevo fatto benissimo a scrivere tutta la verità sul mondo del Calcio italiano. Resterà una medaglia  al mio petto la prefazione donatami da un vero giornalista che ha accusato fino alla fine il sistema mediatico nazionale di essere “colpevole di un’opinione pubblica demente”. 

Sei autore di "Made in Naples" e "Napoli Capitale Morale": cosa rispondi a chi pensa che i napoletani tendono ad autocelebrarsi in relazione ai propri pregi alla propria storia, arte, cultura, nascondendo i problemi gravi ed evidenti della città?

Rispondo quello che ho scritto e comunicato in entrambi i libri. Come esiste un rozzo e cronico atteggiamento anti-napoletano esiste anche un'esaltazione pro-borbonica di pancia. Io scrivo quel che è verificabile, e lo faccio a beneficio sia di chi vuole elevare la propria fierezza dalla pancia alla testa, senza nascondere i problemi, peraltro da me sempre analizzati, sia di chi vuole disincagliarsi dall'ignoranza del pregiudizio. Insomma, la conoscenza non ammette faziosità di nessun tipo.

Per concludere, almeno per ora, questione Stadio San Paolo: De Magistris da un lato, De Laurentiis dall’altro e, in mezzo, la città… Serve uno stadio nuovo o c’è una strada percorribile per rendere l’impianto di Fuorigrotta un gioiello di cui vantarsi?

Serve uno stadio nuovo, e questo lo sanno tanto De Laurentiis quanto De Magistris. E mi limito a questo, senza entrare in una discussione ormai annosa e stucchevole.

Luca Cirillo