ESCLUSIVA - Daniele: "Inseguirei Tavecchio, che disastro! Giletti, Sarri e la Juve tra sfottò e..."

Scritto da Redazione in Interviste16 NOV 2017 ORE 16:37

Disatro Italia, caso Insigne, Napoli-Milan e la sfida scudetto contro la Juve che si avvicina. Questi e tanti altri i temi affrontati dalla redazione di Areanapoli.it con il collega Beniamino Daniele, giornalista e inviato di "Non è l'Arena", programma di La7 condotto da Massimo Giletti.

E' il tema di questi giorni, naturalmente: Italia eliminata, niente Mondiale. Di chi le colpe?

“Io ho visto un’Italia inqualificabile... Battute a parte, è facile, adesso, buttare la croce addosso al povero Ventura, che di certo avrà le sue colpe. Penso, però, che anche “autoorganizzandosi” come nella partita di calcetto del martedì dove quello lento sta dietro, quello che non fuma sulla fascia e quello “forte” davanti, si poteva battere la Svezia. Quindi anche i giocatori potevano e dovevano fare di più".

Come si riparte? Da cosa si riparte?

"Si riparte dai vertici, è ovvio. Non basta un nuovo CT, bisogna ripensare il sistema calcio e capire se si vuole la Nazionale al centro. Il modello tedesco è l’esempio da seguire. Stadi, club, giovanili, la nazionale. In Germania pare funzioni tutto e tutto è perfettamente integrato".

Perchè Insigne non ha giocato secondo te?

"Inspiegabile. E non è campanilismo da tifoso partenopeo. Un brevilineo capace di saltare l’uomo e duettare nello stretto mi sembrava una risorsa oserei direi quasi naturale contro gli svedesi. Invece abbiamo buttato, inutilmente, palloni nel mezzo dell’area".

A proposito di Insigne, la delusione di Lorenzo potrebbe essere benzina per le ambizioni del Napoli? Ti aspetti una voglia di riscatto con l'altra maglia azzurra?  

"Me lo auguro. Il nostro “talento” sta crescendo molto anche in personalità. Anzi direi che per lui è quasi una verifica: adesso capiremo se Insigne soffre oppure riesce a trasformare in “benzina” delusioni simili".

Se per "Non è l'Arena" dovessi fare un servizio giornalistico su questo disastro per il movimento calcistico italiano, da cosa partiresti?

 "Forse inseguirei Tavecchio come spesso capita quando andiamo a far domande scomode ai politici. E probabilmente, proprio come fanno i politi, non riceverei molte risposte. Mi piacerebbe molto raccontare anche modelli vincenti o quanto meno consolidati come il vivaio dell’Atalanta ad esempio".

Napoli-Milan, quarto scontro diretto per gli uomini di Sarri. Che partita sarà?

"Non parlo mai della prossima partita, la scaramanzia è d’obbligo! Dico solo che mi piacerebbe molto tornare allo stadio, rigorosamente in curva dove ci sono molti più giornalisti di quanto si possa credere. Due nomi? I miei amici Giancarlo Palombi di Matrix e Giovanni Nicois di Prima Pagina. Ottimi professionisti e persone rispetrabili, ma dovreste assistere alla loro trasfigurazione quando sono sugli spalti!"

Scudetto, sfida Napoli-Juve. Beniamino Daniele, tifoso partenopeo contro Massimo Giletti, tifoso bianconero. Ne parlate ogni tanto?

"Il capo è il capo, ma uno juventino è uno juventino (ride n.d.r.). A parte gli scherzi, Giletti è innamorato di Napoli, ha una grande simpatia per la squadra di Sarri e in redazione se la deve vedere con una folta rappresentanza di tifosi azzurri. Quando c'è lo scontro diretto è un continuo di prese in giro, riti scaramantici, messaggi Whatsapp, immagini goliardiche. Se perdiamo nello scontro diretto è dura, Giletti viene in riunione con sciarpa bianconera e maglia di Higuain autografata. Sono momenti difficili. Se però esagera mi gioco il jolly: gli mando la foto del gol di Maradona su punizione con Tacconi che si sfracella contro il palo. Di fronte a quella anche Giletti alza le mani. "È poesia" dice".

“Non è l’Arena”, un successo clamoroso all’esordio con l’8,92% di ascolti: un risultato strepitoso per la rete e per lo stesso Giletti. Fazio ha tenuto assestandosi attorno al 14%, ovvero la media di stagione. Niente male come inizio, ve lo aspettavate?

"Domenica siamo usciti dallo studio contenti del lavoro, ma senza avere la più pallida idea di cosa aspettarci dagli ascolti. I 2milioni di persone che ci hanno seguito ci hanno dato una grande carica, ci hanno ripagato del lungo lavoro di preparazione dei mesi scorsi. Ora toccherà fare bene anche nella seconda, la TV è come il calcio, gli scudetti si vincono partita dopo partita".

C’è un tema che ti sta a cuore sul quale ti piacerebbe fare un servizio giornalistico dei tuoi per “Non è l’Arena”?

"Vorrei lavorare di più su Napoli. Adoro la nostra città, ma tornarci ormai è una sofferenza. Vedo disordine, servizi inesistenti, piccole e grandi forme di illegalità e mi pare che tutte le critiche vengano accolte con ostilità o vittimismo. Giletti si è beccato una querela perché disse che Napoli, vicino alla stazione, è indecente. Fatevi un giro lì, personalmente avrei utilizzato parole molto meno gentili".

Caso Piervincenzi, che effetto ti ha fatto vedere la testata sul naso di Roberto Spada?

"Ho davvero faticato a guardare quella scena,  mi ha preso una morsa allo stomaco. Nemo è un programma Fremantle che è la stessa società che produce il nostro programma, è un po' come se fosse successo a uno dei nostri e in fin dei conti ognuno di noi poteva essere al suo posto. Siamo consapevoli che raccontare certe realtà ci espone a dei pericoli, ma se vogliamo allargare il discorso ormai il rischio si nasconde anche in situazioni in cui non te lo aspetteresti".

In che senso?

"Nel senso che le aggressioni ai giornalisti sono aumentate in maniera preoccupante, sembra che insultare o picchiare chi fa delle domande sia normale, quasi una reazione legittima. Episodi come questi non accadono solo nelle periferie degli Spada, ma anche nel pieno centro di "città civili" o in uffici pubblici o a comizi politici. In generale si avverte un clima molto più teso degli anni scorsi e la nostra categoria è continuamente delegittimata".