Sarri ed Ancelotti: 10, 59 e lo strano paradosso. Tifosi perplessi, ADL ha capito tutto!

Scritto da Luca Cirillo in Campionato15 MAG 2018 ORE 20:02

Sarri è consapevole che guidare ancora il Napoli è un "rischio" per la sua carriera: un anno non entusiasmante gli farebbe perdere buona parte della credibilità internazionale.

"Ma come, Sarri va via perché De Laurentiis non vuole comprare i calciatori che chiede e poi al suo posto arriva Ancelotti che è ormai abituato a lavorare solo con i fuoriclasse dei top club? Chi ci crede?”.  Il pensiero-quesito dei tifosi del Napoli è del tutto legittimo, ma in realtà dietro la logica di un pensiero comune può nascondersi un paradosso capace di dribblare quel che appare lineare fino ad involarsi verso la porta di una realtà fatta di titoli, meriti e curriculum. Sarri nell’immaginario collettivo è un uomo che viene dal nulla: non è un ex calciatore, non ha santi in paradiso, scavando nel suo passato trovi anche posti in banca e libri. Sarri per la gente è una persona perbene che si è fatta da sola partendo dalla provincia e che a Sorrento ha incassato anche un esonero non più di qualche anno fa. Però Sarri è quell’uomo, prima che allenatore, che il destino ha fatto nascere per caso a Napoli e che a Napoli, sempre per “colpa” del destino, è riuscito a realizzare un’impresa: dare ad una squadra di ottimi ragazzi, non fenomeni, la capacità di sprizzare forza e bellezza da tutti i pori. Grazie a ciò è arrivato il record di punti del club e un gioco spettacolare e organizzato come mai a Napoli si era visto, eccezion fatta per l’era Maradona in cui il valore dei singoli era di ben altra portata e sovvertiva ogni regola. 

Ancelotti invece è l’idea platonica del vincente: da calciatore una bacheca invidiabile fatta di scudetti, Champions e Coppe intercontinentali; da allenatore ancora meglio tra trofei alla guida dei top club mondiali come Milan, Chelsea e Real Madrid, e riconoscimenti personali. Carletto è considerato uno dei migliori tecnici di sempre, simbolo dell’Italia positiva nel mondo. Cristiano Ronaldo lo stima e gli vuole bene come un padre. L’ultima esperienza con il Bayern Monaco non è stata esaltante, ma chi ha un curriculum come Ancelotti si può permettere questo ed altro. 

Sarri è nato il 10 (numero magico caro ai napoletani) gennaio del 1959, Ancelotti il 10 giugno dello stesso anno. Entrambi non giovanissimi, ma quante differenze: al primo non verrebbe perdonato nessun passo falso perché è arrivato tardi nel calcio che conta e poi non ha molti rapporti e conoscenze tra i campioni del panorama internazionale; per il secondo, invece, ci sarà sempre spazio per un perdono qualunque cosa accada e troverebbe a prescindere una porta aperta per allenare grazie anche ai contatti e ai favori di cui gode tra i big del calcio. I tifosi del Napoli, se davvero Sarri e Ancelotti dovessero essere “alternativi”, non cadrebbero male in nessun caso: dovesse restare l’idolo Maurizio, si andrebbe avanti con fiducia e continuità sperando che la squadra non venga smantellata e che De Laurentiis abbia tutta l’intenzione di inserire gli elementi giusti per consolidarla e rinnovarla per lanciare nuovamente la sfida scudetto; dovesse arrivare Carlo da Reggiolo, invece, il Napoli avrebbe certamente un appeal diverso per i calciatori così come quando arrivò Benitez. I tifosi sono perplessi nell’inganno del paradosso, ma De Laurentiis ha capito che casca bene in ogni caso. Con Sarri il progetto continuerebbe con nomi interessanti (Verdi, Torreira…) ma non certamente con top player alla Sanè. Ma il mister di Figline è consapevole che guidare ancora il Napoli è un “rischio” per la sua carriera: un anno non entusiasmante gli farebbe perdere buona parte della credibilità internazionale che si è costruito con un durissimo lavoro. Se invece arriva Ancelotti o un tecnico del suo calibro, ADL darebbe una scarica di adrenalina alla piazza per consolarla dopo l’uscita di scena del Comandante e rilancerebbe sul mercato con un po’ di soldi in tasca, e con l’aiuto dello stesso Carletto e di Jorge Mendes in appoggio farebbe operazioni ad effetto (non tantissime) più o meno sulla falsariga di quanto fatto con Rafa Benitez. E Sarri andrebbe così a raccogliere il meritato premio di un contratto in grado di soddisfare la sua voglia di arricchirsi per ripagare la sua famiglia delle tante assenze (parole sue) in un contesto pronto a dargli la chance della vita: dimostrare che sa anche vincere oltre che emozionare con il suo gioco e le sue idee. 

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