EUROSPORT - Tutta la verità su Donnarumma! La chiave del "giochino" ed il problema

Scritto da Redazione in Calciomercato19 GIU 2017 ORE 13:23

La redazione di Eurosport ITalia prova a fare luce sulla vicenda Gianluigi Donnarumma analizzando nel dettaglio quanto sta succedendo nel Milan e non solo: " Le interviste al procuratore del giocatore e dell'ad rossonero Marco Fassone hanno più o meno messo in chiaro le cose. Da una parte l'agente che contesta i metodi della società, dall'altra il Milan che dichiara di aver provato tutto il possibile. Nel mezzo l'unico comune denominatore: i soldi. A chi, come e quando però non è una grossa novità. Semmai la solita conferma... Sono tempi senza più regole, e il triangolo Milan-Raiola-Donnarumma non è che l'ennesima conferma a un calcio – ma sarebbe meglio dire un sistema, un intero modo di ragionare nel mondo – frutto della deregulation più spietata. Il concetto è piuttosto semplice ed è applicato ormai da anni: per soldi, vale più o meno tutto. Ci ha provato Mino Raiola, in un'intervista con embargo (non sarebbe stato più opportuno, in termini di trasparenza, dare l'opportunità a più parti della stampa di poter alzare la mano e fare una domanda?), dicendo: 'Non è una questione economica'. Ma quello che appare dall'altro lato dell'intervista, ovvero quella all'ad del Milan Marco Fassone, è che in fondo, invece e anche piuttosto chiaramente, proprio di questo si tratti: soldi. Il Milan, secondo una campana, era disposto a tutte le soluzioni possibili: 'il rinnovo a 5 milioni all'anno, così come il rinnovo con una clausola che fosse 'lecità' per entrambe le parti' – non i 200 milioni sparati a modi provocazione da Mirabelli, e non i 5 chiaramente a contro-provazione di Raiola. Dall'altra, invece, quella di Raiola, che chiedeva più tempo (nonostante la data di inizio vero trattative indicata da Fassone fosse il 14 aprile, ovvero due mesi a oggi), e a cui non sono piaciuti i modi del Milan, secondo il super-procuratore autore con le frasi 'Se non rinnovi non giochi' o 'Non hanno rimosso quello striscione sotto la sede' di mobbing sul proprio tesserato. Nel gioco della parti Gianluigi Donnarumma sembra quasi passare come una vittima. Lo è? Non lo è? Ne è in parte? Probabilmente l'ultima di queste tre opzioni, in una posizione dove la volontà del diretto interessato si è sempre detta – almeno pubblicamente – quella di voler continuare in maglia rossonera, salvo poi affidarsi pienamente e completamente, sul più bello, alle parole e i metodi del suo procuratore. Ed è proprio qui la chiave dell'intero giochino e il "problema" a cui facevamo riferimento a inizio articolo. Soldi. Tanti soldi. Soprattutto per chi sta in mezzo e lavora sottotraccia. Il calcio sembra aver perso la sua vera strada da tempo, con società spesso sempre più indebitate costrette a districarsi su super-commissioni, terze proprietà mascherate (poichè illegali dal 2015, ma di fatto ancora tra noi), tringolazioni, ricatti, sospetti eccettera eccetera; e giocatori sempre più spesso nelle mani di agenti e intermediari, che fanno il loro lavoro benissimo in una territorio che dalla sentenza Bosman in poi si è fatto sempre più ricco e deregolato, come dimostra ad esempio la deregulation FIFA del primo aprile 2015, dove si è eliminato l'albo degli agenti premettendo a chiunque – a me, a lei lettore, al suo salumiere – di prestare un servizio per un atleta o una società semplicemente iscrivendosi all'elenco – una lista insomma – tenuta dalle federazioni nazionali. E' in questo territorio oscuro che nasce una vicenda come quella Milan-Donnarumma perchè è qui dentro che si fanno i soldi. Sulle pagine della Gazzetta di questa mattina ad esempio il collega Marco Iaria dà i numeri del fenomeno: negli ultimi 3 anni sono stati spesi 1,1 miliardi di dollari in commissioni agli agenti! Soldi finiti fuori dal sistema calcio e nelle tasche di chi, a spese di tutti – società da una parte, tifosi dall'altra e sempre più spesso anche giovani giocatori – ne ha fatto una professione super remunerata. Creando chiaramente precedenti, seguito, emulazione. E Mino Raiola qui dentro è probabilmente il miglior rappresentante di tutti; un fuoriclasse assoluto delle procure e l'indiscutibile professionista che trova ai suoi assistiti – parlano i fatti – sempre le migliori soluzioni possibili. A discapito di chi è però presto detto. Nulla di male però finchè le regole, più o meno, lo permettono; e nulla di relamente nuovo dunque su questa vicenda. Il fatto che stia facendo così tanto rumore, semmai, è per un anelito di indignazione popolare (e che subito qualcuno definirà populista) di chi è costretto a leggere o sentire di un 18enne che secondo il suo rappresentante è stato oggetto di mobbing per non aver firmato un rinnovo contrattuale con la squadra del cuore per 5 milioni di euro a stagione. Un'indignazione che ha portato un gruppo di tifosi del Milan, ad esempio, ad arrivare fino in Polonia e durante una partita della nazionale Under 21 lanciare finte banconote a modi scherno verso il diretto interessato. Un atteggiamento che ha indignato qualcuno e fatto sorridere qualcun'altro, ma che altro non è che l'effetto reale del liberismo più totale che stiamo vivendo e che in qualche modo abbiamo accettato. La protesta di chi in questo marasma ci ha capito e continua a capirci ben poco; e che semplicemente vede, in quest'ultimo tira e molla, l'idolo di casa e tifoso fin da bambino cambiare casacca nonostante tutto. Ma questo, evidentemente, è solo il calcio moderno. E il triangolo Milan-Donnarumma-Raiola ce l'ha sbattuto in faccia ancora una volta. Prendere o lasciare, sta a voi deciderlo".

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